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sabato 1 settembre 2018


Il programma di vendita degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dell'Ater prevede la possibilità per l'Ater e per gli altri Enti proprietari di alienare il proprio patrimonio di edilizia residenziale qualora gli alloggi non siano più funzionali per ubicazione, mancanza di domanda o particolare onerosità dei costi di gestione. 
Le alienazioni di tali alloggi possono essere effettuate previa approvazione di uno specifico programma di vendita da parte della Giunta regionale, sulla base delle proposte avanzate dagli stessi enti proprietari.  
Nel programma di vendita sono stabiliti i criteri, le procedure e i tempi per pervenire alla vendita degli immobili, nonché le modalità per la determinazione dei relativi prezzi, che dovrebbero comunque essere commisurati ai valori di mercato
Lo stock degli alloggi da vendere è stato fatto tre anni fa, ma per l'indizione dell'asta i tempi sono stati biblici. 

Quest'anno in tre aste pubbliche, rispettivamente il nove, il dieci e l'undici gennaio su un totale di 114 abitazioni, nelle due province della Regione, è stato venduto un solo appartamento a Marsciano per circa 52mila euro. Qualcosa non va, l'edilizia è ferma da qualche anno, la crisi economica e la poca liquidità in circolazione è una costante ma non è possibile che nessuno sia interessato ad acquistare appartamenti dove abita da anni e paga canoni calmierati in attesa di riscatti congrui o a comprare un appartamento vuoto da decenni in stato di degrado vicino a dove abita per avere più spazio nella quotidianità. 

La vendita degli alloggi per l'Ater non è una priorità, e a più riprese il Presidente, Alessandro Almadori, l'ha ribadito, il bilancio dell'Ater è sano e l'asta è solamente una scelta gestionale. Le valutazioni sono fatte dagli uffici in modo automatico.
Il maggior interesse è solamente per quegli edifici dove l'Ater è in minoranza, ovvero dove ci sono pochi alloggi popolari. 

Più di un cittadino interessato ad acquistare ci ha fatto notare una disparità sulle valutazioni degli immobili, di gran lunga superiori al listino prezzi della Camera di Commercio e dell'Agenzia delle Entrate, contrariamente a quanto deliberato in sede di Giunta regionale
Partiamo da Terni dove è improponibile vendere a 1000euro a mq in piazza Della pace o in via E.Chiesa  e poi passiamo a Stroncone dove un'abitazione a via Madonna del Colle del 1957, disabitata da più di vent'anni e di soli 46mq venga proposta a 44mila euro circa. 
Qualcosa sicuramente non va e basta farsi un giro per Terni e vedere affittasi e soprattutto vendesi di case sia in centro che non a prezzi stracciati nonostante alte metrature. 
E queste non sono case popolari.

Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica non devono assolutamente essere svenduti, è un patrimonio da salvaguardare e tutelare ma quando diventa non funzionale e di eccessiva onerosità, vedi il pagamento dell'Imu, del condominio fino alle manutenzioni ordinarie e straordinarie va dismesso al primo offerente utile in base ad un prezzo concorrenziale.

I criteri devono essere uguali per tutta l'Umbria ma ogni Provincia ha delle determinate caratteristiche e in alcuni contesti le oscillazioni di prezzo sono diverse.
Per le basi d'asta è assolutamente necessario prima un focus sui reali valori degli immobili e poi bandire con un prezzo adeguato al mercato.

Entro la fine dell'anno dalla Giunta regionale dovrebbe essere approvato un nuovo piano di vendita e sui criteri di valutazione sicuramente ci sarà massima attesa.



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