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martedì 30 dicembre 2025

di Andrea Liberati -presidente 'Italia Nostra' Terni

Se l'uomo non è custode del giardino, ne diventa devastatore.
Sono parole di Papa Leone XIV, pronunciate solo poche settimane fa, evocando l’enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco e il suo richiamo all'ecologia integrale. Da miserrimo discepolo cattolico, vorrei sommessamente chiedere al mio pastore, Vescovo di Terni, Francesco Antonio Soddu, se ritenga accettabile lo stato del nostro giardino, a Terni; se ne conosca i devastatori, a iniziare dalle industrie ad alto impatto e da chi le sostiene; e perché non respinga la generosità pelosa ed esibita dei pacchi di Natale 'targati' Viale Brin, che nulla risolvono, fuorché eventualmente il marketing aziendale. Certo, occorre dialogare con tutti, ma senza compromessi, ribadendo con voce stentorea la propria coerenza etica e la propria innata incompatibilità con inquinatori seriali e produttori di armamenti. Pertanto sarebbe assai bello se, pure la Diocesi di Terni, dopo decenni di immotivata afonia, riuscisse a pronunciare alcune parole nette, circostanziate e sistematiche su chi mette a repentaglio l'ambiente e la salute a Terni. Interventi episodici e generici o, peggio, prolungati silenzi finirebbero viceversa per assecondare scelte fortemente dannose, dalle discariche di veleni siderurgici a molto altro, come peraltro è sempre fin qui accaduto. Possibile, ad esempio, che in piazza Duomo non sappiano che le Acciaierie di Terni, con i loro processi produttivi, rilasciano nel fiume Nera varie tonnellate di metalli pesanti ogni anno, senza dimenticare l'intollerabile inquinamento dell'aria, dei suoli, nonché delle falde acquifere sottostanti le discariche di voc. Pentima-Valle che fanno di Terni un caso nazionale ed europeo? Possibile che la Chiesa ternana non conosca nemmeno la problematica condizione in cui lavorano alcuni operai presso gli stabilimenti di Viale Brin, circostanze talora denunciate dagli stessi sindacati? Possibile che non si pronunci mai una parola forte contro gli incidenti sul lavoro in quella fabbrica? Possibile inoltre che la Curia non sappia che, come da Accordo europeo-nazionale-locale, le produzioni di Arvedi AST saranno oggetto di parziale riconversione a fini militari, col pericolo di realizzare a Terni strumenti di morte, come 90 anni fa? Il fatto che i media non ne parlino, non cancella le mille gravi questioni aperte. Nella storia, nel mito, atteggiamenti acritici non portarono affatto bene ai Troiani. E, di certo, non portano bene a Terni, comunità già deprivata di cultura e, quindi, di libertà, senza identità, orientata unicamente dalla bussola del materialismo. Il rischio è non solo quello di rendersi concretamente corresponsabili delle devastazioni altrui, ma di veder affievolire il magistero morale e spirituale della Chiesa, specie dinanzi al cinismo del mercato e dei suoi troppi agenti 'a contratto'.


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