Nonostante le intense pressioni lobbistiche per mantenere tutto com'è, con le rendite di posizione di ENEL & C., siamo a un punto di svolta irripetibile nella gestione delle centrali idroelettriche in Italia, regionalizzate con legge dello Stato. Tra questi preziosi asset, anche gli impianti di Marmore-Galleto, quinta centrale idroelettrica più potente del Paese, con una ricchezza costantemente sottratta alle comunità locali, ignobile vicenda di cui 'Italia Nostra' si occupa da quasi 20 anni. Intanto ieri, in un'intervista, l'ex sindaco di Terni del centrodestra, Leonardo Latini, ha dichiarato che la città meriterebbe di ricevere canoni idroelettrici doppi -passando da € 2 mln a € 4 mln annui: ma è ancora pochissimo! Terni, infatti, dovrebbe solo organizzare la nuova governance degli asset idroelettrici, magari tramite la propria partecipata, preparandosi a incassare direttamente una quota minima di ricavi pari a € 30-40 milioni all'anno, portando avanti investimenti innovativi, ma anche aiutando le famiglie in povertà energetica. Sullo stesso argomento non una parola incisiva nemmeno dall'attuale sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, partito in quarta e subito bloccatosi con le quattro frecce strada facendo. E il centrosinistra locale? Parimenti afono. Nonostante gli impianti idroelettrici siano qui, con una rendita da almeno € 200 milioni annui, è come se nessuno li vedesse, eccetto qualche soggetto industriale interessato. Fin qui infatti la politica, tutta, ha seguito percorsi cervellotici, lontani dall'interesse generale:
1) l'intera classe dirigente ha già ceduto a prezzo di favore il 30% della futura energia idroelettrica Marmore-Galleto a una sola azienda, per inciso la più ricca dell’Umbria, dopo lungo piagnisteo della medesima (un'assegnazione indebita che 'Italia Nostra' ha portato all'attenzione della Commissione Europea). Ma come mai la politica lascia indietro proprio le imprese ‘normali’, quelle magari con problemi economici, che dovranno continuare a pagare la corrente a prezzi di mercato?
2) I protagonisti locali, tutti, si limitano a rivendicare i soliti "canoni idrici", id est "idroelettrici", roba modestissima rispetto agli enormi ricavi annui delle nostre centrali.3) La politica, tutta, non interviene nemmeno sui danni alle sponde lacuali di Piediluco, danni certificati dalla Corte d'Appello di Perugia, né sui danni determinati dal bagna-e-asciuga del tratto finale del fiume Velino sulla rupe di Marmore e sull'ecosistema locale (vicenda, anche qui, recentemente segnalata alla Commissione UE). Ora, a soli 36 mesi dalla scadenza di tutte le concessioni idroelettriche ENEL e in vista delle gare pubbliche di legge, sarebbe questo il livello del dibattito politico-culturale sulle centrali di Marmore-Galleto: poi non lamentiamoci se il destino di Terni (e dell’Umbria) saranno ancora impoverimento ed emigrazione.

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