-Andrea Liberati -presidente 'Italia Nostra' Terni
Difficile capire perché, a poco più di 30 mesi dalla scadenza delle più importanti concessioni idroelettriche italiane -in larga prevalenza marchiate ENEL, dal valore arcimiliardario- le Regioni si muovano al rallentatore, pur avendo per normativa europea e nazionale irripetibili possibilità: gestire direttamente tali ricchissimi asset, eliminare le rendite parassitarie esistenti, abbassare le bollette. La Regione Umbria, allo stesso modo, non parla e non chiarisce minimamente l'indirizzo generale, specie per l'impianto di Marmore-Galleto: questo è anche tra i primi poli nazionali per potenza installata. Non proprio quisquiglie.
'Italia Nostra', in assenza del benché minimo dibattito nelle sedi deputate, rivolge dunque alla Regione Umbria alcune domande:
1) L'energia dei fiumi Velino-Nera sarà o no destinata prioritariamente ai cittadini, dopo 100 anni di sottrazione legalizzata?
2) Le famiglie umbre potranno o no ricevere un sostanzioso sconto nelle loro bollette elettriche?
3) La Regione Umbria gestirà direttamente il polo idroelettrico, come sarebbe necessario, con un proprio ente, coinvolgendo i territori oppure si piegherà agli interessi dei soliti noti, come sempre accaduto finora, lasciando gli impianti alla mercé dei produttori di energia?
4) Come mai, per i clamorosi danni alle sponde del lago di Piediluco e per quelli determinati dall'effetto bagna-e-asciuga sulla Cascata delle Marmore (la 'cascata a ore'), nessuno ancora interpella i principali indiziati, cioè i concessionari uscenti, imponendo loro un utilizzo più sostenibile delle nostre acque?
5) Come stanno andando le controversie strumentalmente aperte da lorsignori concessionari (con ricorsi talvolta firmati da legali appartenenti all'altissimo notabilato nazionale) contro l'aumento dei canoni, contro la cosiddetta monetizzazione e il resto?
6) Oltre al banco, riusciremo a riprenderci il maltolto milionario accumulato finora, come sta accadendo in Regione Lombardia? Qui, lorsignori, come stabilito dalla Cassazione, devono restituire ben € 205 milioni -entro fine maggio, di cui € 121 milioni alla sola Provincia di Sondrio!
7) Dopo un secolo di predazione, si intende dunque finirla anche in Umbria con l'immensa pappatoria garantita ai concessionari oppure si farà solo ammuina, lasciando passare questa immensa ricchezza da una multinazionale all'altra, senza mai restituirla ai legittimi proprietari, cioè le comunità locali?
Attendiamo che, dalle Aule assembleari di Perugia a quelle di Terni, fino a Narni, così come nelle altre in tutta Italia, qualcuno batta un colpo, spazzando via un silenzio immotivato che non è soltanto mancanza di coraggio, assenza di idee o misconoscenza delle questioni: si pensi che, nella sola Umbria, tacere di questo gigantesco affare, mantenendo così l'iniquo status quo, senza 'disturbare' alcuno per altri decenni, equivale soprattutto a infilare ancora una volta una rendita da (almeno) 200 milioni all'anno nelle tasche dei soliti noti, in danno dell'interesse generale. Ma il giochetto di certi scrocconi ormai è scoperto e le lobby pure, quindi finiamola qui: gentili concessionari, per decenni avete lucrato abbastanza, senza regalarci nemmeno mezzo kilowattora!
Ora lasciate il malloppo. E ridateci le nostre centrali

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