"Chi non risica..non rosica" recita un ben noto proverbio.
Il centrodestra ternano, forse non ha creduto fino in fondo al miracolo o ha fatto in tutti i modi perché ciò non avvenisse.
In fondo dopo il primo turno delle amministrative e un' astensione al voto a livello nazionale con una differenza con il primo turno pari -29% già si delineava che l'avversario non avrebbe potuto insidiare il Sindaco Di Girolamo.
L'esempio di Perugia insegna che chi non osa non può pretendere di vincere ma si accontenta delle briciole.
La passione politica e il nuovo scenario può essere trainato solamente da un partito o da un uomo dinamico e propositivo che può si sbagliare ma in modo carismatico cerca la svolta.
Il tratto della svolta di Matteo Renzi e non del Pd sicuramente non è paragonabile con lo scenario locale di Terni, ma può essere lo spunto per riflettere su come in altre città si sia votato per il cambiamento.
E se il cambiamento a Terni doveva essere rappresentato da una figura, seppur stimabile, di 73 anni da un passato legato a partito di destra sociale, allora qualche riflessione va fatta.
Le posizioni di rendita come quella di Perugia sono finite e sarebbe potuto succedere anche a Terni visto il magro bottino di voti al ballottaggio se i competitori fossero stati diversi.
Un baldanzoso giovane entusiasta per il centrodestra o la grillina Angelica Trenta forse avrebbero cambiato il risultato delle elezioni, non si potrà mai dimostrare ma le strade, l'analisi del flusso di votanti portano a quell'esito. La probabile astensione del M5S e di FI hanno contribuito al risultato che appareva già scontato.
Come sempre accade in una consultazione elettorale amministrativa, il dato che emerge dalle urne offre molteplici chiavi di lettura, alcune più immediate, altre relative a una più lunga prospettiva.
La rilevante consacrazione del premier Renzi è riuscita a dipanare le sue idee e le sue iniziative coinvolgendo i vecchi del Pd che hanno beneficiato o si sono salvati per il suo consenso.
L'esito del voto europeo e l'esigenza di più qualità per la democrazia italiana hanno segnato una inevitabile sentenza dell'anomalia italiana, l'assenza di un centrodestra credibile e rappresentativo delle culture moderate.
La destra che non c'è, le sporadiche vittorie in Italia grazie a giovani professionisti promettenti in coalizioni allargate stile governo Prodi hanno consegnato le chiavi della città dove il tema sicurezza è sentito oltre misura.
A Terni la tragicomica scelta del candidato del centrodestra dopo aver defenestrato il professore Guardalben, poco ben visto nelle gerarchie partitiche, si è rivelata una scelta sbagliata e inconcludente. Due occasioni perse per la debolezza dell'avversario come cinque anni fa quando venne candidato il "comunista" Baldassarre.
Paolo Crescimbeni uomo e professionista stimato per il bene di Terni si è messo in gioco come un agnello sacrificale credendo di poter sconfiggere anche i suoi nemici all'interno della coalizione, a Perugia prima dell'arrivo dell'enfant prodige Romizi l'avvocato Zaganelli aveva visto "lungo" ritirandosi.
Non dimentichiamo poi, a ridosso del voto, l'avvilente sceneggiata di Raffaele Nevi contro la candidata sindaco Trenta e le ancor più ridicole prese di posizione di Masciarri e a seguire della responsabile regionale Polidori.
E ora ci vogliamo meravigliare se il rieletto Fatale chiede il "taglio delle teste"o la riorganizzazione del partito negli organi apicali?
E vogliamo condannare se mister preferenze Ferranti si congratula con il sindaco Di Girolamo dopo la rielezione?
Non sarebbe più giusto chiedere al presidente del gruppo regionale di Fi perchè il suo gruppo è sceso ai minimi storici a Terni sulla falsariga di Narni?
E perchè si sale sul carro dei vincitori per le vittorie di Bastia e di Perugia dimenticando che gli artefici del loro successo sono tutti locali e solo alcuni regionali?
E' l'assenza di un'offerta politica, in termini di proposta e di leadership da parte dei moderati che ha spinto molti elettori provenienti da questo alveo culturale a rivolgersi altrove.
Solo FdI a livello locale ha dimostrato quanto sia importante il radicamento sul territorio come lo era in precedenza Alleanza Nazionale. Ambiguità irrisolte, decadenza lenta e stanca della struttura di Forza Italia dove i burocrati dirigenti sono incapaci di elaborare una nuova prospettiva culturale e riformista.
La propria identità ormai persasi nel tempo e nei meandri scambiando populismo con popolarismo come insegnò Sturzo.
Slogan superati senza un'analisi dettagliata della società e delle sue ricchezze.
Personalità raccogliticce e improvvisate in alcuni casi, con dati anagrafici fuori luogo che supportano il quadro delle maggioranze del momento senza progetti alternativi.
La democrazia è la possibilità dell'alternanza e della molteplicità dell'offerta programmatica e culturale, l'omologazione non ci dovrebbe competere.
Il centrodestra ternano, forse non ha creduto fino in fondo al miracolo o ha fatto in tutti i modi perché ciò non avvenisse.
In fondo dopo il primo turno delle amministrative e un' astensione al voto a livello nazionale con una differenza con il primo turno pari -29% già si delineava che l'avversario non avrebbe potuto insidiare il Sindaco Di Girolamo.
L'esempio di Perugia insegna che chi non osa non può pretendere di vincere ma si accontenta delle briciole.
La passione politica e il nuovo scenario può essere trainato solamente da un partito o da un uomo dinamico e propositivo che può si sbagliare ma in modo carismatico cerca la svolta.
Il tratto della svolta di Matteo Renzi e non del Pd sicuramente non è paragonabile con lo scenario locale di Terni, ma può essere lo spunto per riflettere su come in altre città si sia votato per il cambiamento.
E se il cambiamento a Terni doveva essere rappresentato da una figura, seppur stimabile, di 73 anni da un passato legato a partito di destra sociale, allora qualche riflessione va fatta.
Le posizioni di rendita come quella di Perugia sono finite e sarebbe potuto succedere anche a Terni visto il magro bottino di voti al ballottaggio se i competitori fossero stati diversi.
Un baldanzoso giovane entusiasta per il centrodestra o la grillina Angelica Trenta forse avrebbero cambiato il risultato delle elezioni, non si potrà mai dimostrare ma le strade, l'analisi del flusso di votanti portano a quell'esito. La probabile astensione del M5S e di FI hanno contribuito al risultato che appareva già scontato.
Come sempre accade in una consultazione elettorale amministrativa, il dato che emerge dalle urne offre molteplici chiavi di lettura, alcune più immediate, altre relative a una più lunga prospettiva.
La rilevante consacrazione del premier Renzi è riuscita a dipanare le sue idee e le sue iniziative coinvolgendo i vecchi del Pd che hanno beneficiato o si sono salvati per il suo consenso.
L'esito del voto europeo e l'esigenza di più qualità per la democrazia italiana hanno segnato una inevitabile sentenza dell'anomalia italiana, l'assenza di un centrodestra credibile e rappresentativo delle culture moderate.
La destra che non c'è, le sporadiche vittorie in Italia grazie a giovani professionisti promettenti in coalizioni allargate stile governo Prodi hanno consegnato le chiavi della città dove il tema sicurezza è sentito oltre misura.
A Terni la tragicomica scelta del candidato del centrodestra dopo aver defenestrato il professore Guardalben, poco ben visto nelle gerarchie partitiche, si è rivelata una scelta sbagliata e inconcludente. Due occasioni perse per la debolezza dell'avversario come cinque anni fa quando venne candidato il "comunista" Baldassarre.
Paolo Crescimbeni uomo e professionista stimato per il bene di Terni si è messo in gioco come un agnello sacrificale credendo di poter sconfiggere anche i suoi nemici all'interno della coalizione, a Perugia prima dell'arrivo dell'enfant prodige Romizi l'avvocato Zaganelli aveva visto "lungo" ritirandosi.
Non dimentichiamo poi, a ridosso del voto, l'avvilente sceneggiata di Raffaele Nevi contro la candidata sindaco Trenta e le ancor più ridicole prese di posizione di Masciarri e a seguire della responsabile regionale Polidori.
E ora ci vogliamo meravigliare se il rieletto Fatale chiede il "taglio delle teste"o la riorganizzazione del partito negli organi apicali?
E vogliamo condannare se mister preferenze Ferranti si congratula con il sindaco Di Girolamo dopo la rielezione?
Non sarebbe più giusto chiedere al presidente del gruppo regionale di Fi perchè il suo gruppo è sceso ai minimi storici a Terni sulla falsariga di Narni?
E perchè si sale sul carro dei vincitori per le vittorie di Bastia e di Perugia dimenticando che gli artefici del loro successo sono tutti locali e solo alcuni regionali?
E' l'assenza di un'offerta politica, in termini di proposta e di leadership da parte dei moderati che ha spinto molti elettori provenienti da questo alveo culturale a rivolgersi altrove.
Solo FdI a livello locale ha dimostrato quanto sia importante il radicamento sul territorio come lo era in precedenza Alleanza Nazionale. Ambiguità irrisolte, decadenza lenta e stanca della struttura di Forza Italia dove i burocrati dirigenti sono incapaci di elaborare una nuova prospettiva culturale e riformista.
La propria identità ormai persasi nel tempo e nei meandri scambiando populismo con popolarismo come insegnò Sturzo.
Slogan superati senza un'analisi dettagliata della società e delle sue ricchezze.
Personalità raccogliticce e improvvisate in alcuni casi, con dati anagrafici fuori luogo che supportano il quadro delle maggioranze del momento senza progetti alternativi.
La democrazia è la possibilità dell'alternanza e della molteplicità dell'offerta programmatica e culturale, l'omologazione non ci dovrebbe competere.

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