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mercoledì 10 dicembre 2025

di 
Andrea Liberati -presidente 'Italia Nostra' Terni

Più Università, meno crisi? Per quanto tardiva, sarebbe una strada necessaria (soprattutto) per Terni, considerando il valore aggiunto della formazione universitaria negli effetti a cascata che determina: classi dirigenti più libere e preparate, comunità locali più attrattive e identitarie, entro una cornice di effervescenza economica che le città universitarie regolarmente esibiscono.  
E allora vediamo a quale punto (morto) siamo (invece) arrivati proprio con l'Università a Terni. 

Limitiamoci qui alle fredde statistiche ufficiali (a.a. 2023-2024), relative a tanti vicini capoluoghi del Centro Italia, con numeri arrotondati per difetto:
Perugia: 28.400 studenti universitari (162.000 residenti);
Ancona: 14.900 studenti (99.000 residenti);
Macerata: 9.100 studenti (41.000 residenti);
Ascoli Piceno: 2.500 studenti (45.000 residenti);
Viterbo: 7.600 studenti (66.000 residenti);
Rieti: 1.350 studenti (a.a. 2024-2025; 45.000 residenti);
Siena: 14.800 studenti (53.000 residenti);
Latina: 4.100 (127.000 residenti).
Roma? La Capitale è ovviamente fuori scala, con le tre Università statali presenti che, da sole, contano su 180.000 iscritti. E, come noto, ce ne sono varie altre, pubbliche e private, nazionali e internazionali.

E nella Conca? 
Il c.d. "Polo" didattico di Terni attrae ormai un pugno di studenti universitari, record negativo del centro Italia: in totale poco più di 1.000 per otto corsi di laurea. Senza alcun memorabile master. Senza percorsi strutturati sull'AI, sul digitale, sul tech, su quel che sta cambiando il pianeta. 
Non esiste un progetto accademico innovativo e allettante su Terni, così come, del resto, sul piano politico, non pare esistere un concreto progetto innovativo, né per la città di Terni, né per l'Umbria.
Inoltre, la necessaria osmosi tra il mondo politico e quello accademico è da anni semplicemente inconsistente, al di là del mantenere i rispettivi margini di manovra baronali e medievali, come accade da sempre con la Sanità. I partiti, culturalmente in pezzi, vivacchiano quindi attorno allo status quo (illuminante, per quanto discutibile, l'accordo generale di tutta la politica sulle sole Acciaierie), nonostante il contesto socio-economico fortemente impoverito imponga molto altro. Intanto, la stessa Narni ha ben 900 studenti universitari con due soli corsi. E Terni ha meno iscritti della stessa Rieti, che ora è in crescita esponenziale, con molteplici offerte per le Professioni sanitarie e con nuovi corsi integralmente in lingua inglese, grazie al contributo congiunto de "La Sapienza" e dell'Università della Tuscia. 
Per iscritti, Terni è il fanalino di coda di tutte le città capoluogo del Centro Italia!
A Bologna, sin dagli anni '90, si decise di decentrare l'Università sui territori della Romagna: così Rimini, oggi, registra oltre 5.000 iscritti, ma tra Forlì e Cesena ce ne sono ben 12.000; e Ravenna ne ha oltre 4.000. Roma, da qualche tempo, fa come Bologna: "La Sapienza" continua da anni a decentrare i propri corsi. E non solo nel Lazio, arrivando anche a Isernia, in Molise. Occorre che Terni allarghi urgentemente gli orizzonti, interagendo col Ministero dell'Università per ambire a un polo del tech, parlando con le industrie del digitale e, almeno, con "La Sapienza", attivando una dinamica del tutto naturale, se non altro per vicinanza fisica con la Capitale. Naturalmente il mondo è aperto e si potrebbero avviare contatti con mille Accademie, con uno sguardo attento alle Università straniere europee e americane. E' troppo? Meglio insistere col solito, ma più comodo ferraccio & affini, con carico ammorbante al seguito? Vista la debolezza dei partiti a Terni e in Regione, alla luce degli stessi interessi particolari della classe dirigente comunale e umbra, sarebbe tanto se qualcuno o qualcuna che conta, dopo decenni di nulla, si decidesse a incontrare almeno qualche apicale delle principali Università statali romane, ottenendo corsi di Laurea innovativi. Il tutto sulla scorta dell'esergo -tanto immortale quanto disatteso- del Prof. Gianfranco Ciaurro: "con Perugia se possibile, con Roma se necessario", cui aggiungeremmo: "imprescindibilmente col resto del mondo", essendo quella globale l'unica possibile prospettiva per gli studenti di oggi e di domani.


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