Mancano soli 37 mesi alla scadenza delle concessioni (regionalizzate) delle potenti centrali idroelettriche di Marmore-Galleto (ENEL - marzo 2029); mentre sono in immotivata prorogatio da vari lustri quelle di San Liberato di Narni (ACEA) e di Pentima a Terni (Edison). Per legge nazionale e direttiva europea, tutte le Regioni devono infatti obbligatoriamente mettere sul mercato dal 30% al 100% delle loro concessioni. In Umbria è superiore a € 3 miliardi il pieno controvalore di tali asset, determinato dall'intrinseco pregio delle strutture e dal multiplo degli utili annuali -rendita idroelettrica annua rispettiva pari a € 200 milioni, € 40 ed € 5 milioni! Sarebbe bene al riguardo che la società esterna, incaricata quasi un anno fa dalla Giunta regionale dell'Umbria, concluda rapidamente il suo lavoro, elabori i conti e li renda noti. E quindi si vada sollecitamente alle gare, strumento strategico per difendere concretamente l'interesse generale e non quello della ristretta élite dei produttori energetici. Ecco allora come, alla luce della gigantesca e inattesa montagna di denaro in vista per le casse pubbliche regionali, appaia veramente surreale la quotidiana disputa politico-partitica attorno alle risorse necessarie per costruire il nuovo Ospedale di Terni, con varie questioni sollevate sulle fonti finanziarie, sugli oneri annessi, etc. Infatti, se la Regione ponesse sul mercato il solo 30% di tali concessioni, tenendosi il 70%, sarà comunque destinata a incassare almeno € 1 miliardo una tantum, oltre a registrare una rendita idroelettrica annua non inferiore a circa € 150-180 milioni, ai valori correnti dell'energia: così ci sarebbe spazio non soltanto per il nuovo Ospedale di Terni, ma anche per varie infrastrutture, per politiche abitative, per il marketing territoriale, per incentivi -nonché per ridurre le tasse regionali, anziché incrementarle. Diverso sarebbe se la Regione intendesse fornire energia al solo Arvedi di turno (facendola pagare loro al prezzo di costo, come stabilito in documenti acclusi al relativo Accordo di Programma), privando così l'Umbria del sud delle risorse finanziarie necessarie per il nuovo Ospedale. E, ancora diverso, sarebbe se la Regione intendesse disporre di tale inattesa valanga di denaro per altre finalità o per miserrime ragioni di consenso spicciolo e miope, sprecando opportunità irripetibili. Resta comunque davvero inspiegabile il fatto che nessun protagonista, ad alcun livello istituzionale, parli con lungimiranza degli enormi valori in ballo legati alla regionalizzazione delle concessioni idroelettriche. O qualcuno, tra costoro, lavora per il Re di Prussia, ossia favorire le lobby? Se su certi temi si aprisse un dibattito pubblico incisivo e trasparente, lo stesso nuovo Ospedale di Terni sarebbe davvero a portata di mano, unitamente a tanto, tanto altro.
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Chiara Sofferenti
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