Il Festival, si svolge secondo una formula consolidata e di successo, affinata nel corso degli anni e centrata sul connubio tra turismo e spettacolo di qualità, con il valore aggiunto dell’ospitalità di uno dei luoghi più caratteristici dell’Umbria, ricco di storia e cultura. In questa edizione spazio importante avrà il teatro, con due spettacoli imperdibili. Il 25 e il 26 giugno, nello scenario unico di Villa Aspreta, ad Amelia, andranno in scena “Tre Once di Lana Nera” e il Teatro dei Pupi con “Astolfo sulla luna”. “Tre Once di Lana Nera”, scritto da Emanuele Principi e diretto da Giacomo Troianiello (responsabile anche di luci e suoni), è interpretato da Maria Chiara Tofone, Emanuele Cordeschi Bordera e Lorenzo Carità Morelli;questi ultimi due curano anche l’assistenza tecnica, audio e luci. La produzione si avvale della grafica di Lucia Mariani, dei contenuti visivi di Pietro Ciavattini (Caravan Film) e del supporto dell’Associazione Demetra. Il progetto ha vinto il Bando MID 2017 (Sezione Icaro), si è classificato secondo a “Teatro…voce della società giovanile 2017”, è arrivato in finale al Palio Ermo Colle 2016 e ha ricevuto la nomination come Special Off al Roma Fringe Festival 2016. "Una stanza. Un tavolo con sopra libri, fogli in disordine, colori, matite e due scatole di cartone aperte. Altre scatole di cartone, chiuse, in terra. Una donna sta riordinando i fogli sparsi sul tavolo. Dopo un po’ prende un pennarello nero e si avvicina ad una parete. Disegna una finestra." Una donna riceve una lettera in cui le viene comunicato che il suo lavoro all’osservatorio è finito, dove da anni vive e lavora con sempre meno frequenti contatti con il mondo, dove passa le sue notti “con il naso all’insù”. La seguiamo nel riordino delle sue cose e nell’attesa di chi verrà a sostituirla. Ed è anche l’occasione di rendicontare non solo il lavoro fatto attraverso cifre e numeri ma di guardare a cosa, in una vita di lavoro, è passato e scivolato via, irreparabilmente, irrimediabilmente. Questo spettacolo è uno studio sul concetto della solitudine. Partendo da una storia possibile, ci siamo chiesti quanta distanza possa prodursi nel tempo tra due corpi, tra un corpo e la società, tra la società e le sue stelle. Quanta distanza abbiamo costruito e quanta, poi, subito? E' la possibile storia di una scienziata che lavora in un osservatorio. E' possibile finanche la negazione di quello che si è, quando si è rimasti soli. Questo lavoro è stato concepito come una caramella, realizzato e confezionato col solo scopo di essere assaggiato e gustato, consapevoli del fatto che il sapore potrà non piacere. Ci siamo divertiti nella confusione, attinto tanto dal testo quanto dalla musica. Proprio come una caramella, abbiamo compresso riflessioni e direzioni. Nessun aspetto predomina, tutto convive. Le suggestioni trasmesse, le emozioni, quelle che non chiedono spiegazioni o giustificazioni, sono quelle le cose che a noi interessano.
Una caramella.
“Astolfo sulla luna”: uno spettacolo per grandi e piccoli.
C’è un cavaliere che vola sulla luna per recuperare il senno perduto di Orlando. E nell’Opera dei Pupi, quel volo non è mai solo una storia: è un incantesimo che si rinnova ogni volta che il teatro accade. I Figli d’Arte Cuticchio portano a Ciclopica uno degli episodi più amati dell’epica cavalleresca: pupi, musica, paladini e gesto che parlano la stessa lingua da secoli, senza essere prigionieri della tradizione. Una magia che accende la fantasia, un’avventura che rinnova la meraviglia. Giacomo Cuticchio, oprante e compositore, firma una creazione che porta impressi gli accenti dell’epica, inseparabili dall’esercizio teatrale e mai riducibili alla sola individualità dell’artista. Il suo lavoro compie un gesto duplice: da un lato riconosce e abbraccia pienamente il patrimonio culturale della tradizione, posseduto come mestiere e come universo simbolico; dall’altro se ne distanzia con coraggio, per aprire un proprio spazio autonomo, traghettando l’Opera dei Pupi nella contemporaneità. Lo spettacolo diventa così un atto d’amore verso il Teatro dei Pupi: una memoria viva, funzionale alla pratica artistica, un habitat necessario all’esercizio dell’Opra e al suo rapporto con il pubblico. Tutto confluisce in un’unica corrente: pupi, musica, parola, gesto, ritmo. Linguaggi diversi che si incontrano sullo stesso piano, con pari dignità, per restituire allo spettatore un’esperienza unitaria, vibrante, profondamente umana.
Figli d’Arte Cuticchio - L’opera dei pupi siciliani è storicamente nota come il teatro che racconta le gesta cavalleresche di Carlo Magno, di Orlando e di Rinaldo. Negli anni ’70 tuttavia, in piena crisi di questo teatro, Mimmo Cuticchio decide di scrivere nuovi copioni su nuove materie, per far sopravvivere tecniche e saperi tramandati nel tempo di padre in figlio. L’esperimento è stato efficace: con i nuovi spettacoli Cuticchio è riuscito a fondare una nuova drammaturgia, funzionale alla messa in scena di nuove storie, e un pubblico di nuova generazione, volto ad un nuovo tipo di rappresentazione. Nel 1971 Mimmo Cuticchio fonda la Compagnia Figli d’Arte Cuticchio, nella quale, ormai da più di un decennio, opera suo figlio Giacomo, musicista, compositore e puparo . Il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del cunto, la ricerca e la sperimentazione sono i principali linguaggi della propria comunicazione teatrale. La sua missione artistica è la ricerca di un suo spazio espressivo che valorizzi al massimo le tecniche dei pupari e dei contastorie, linguaggi tutt’altro che esauriti o superati, per dare nuove forme ad un teatro di verità e di poesia.
Entrambi gli spettacoli avranno inizio alle 21.15, ad ingresso gratuito.

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