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martedì 9 giugno 2026

-Il Presidente OMCeO Terni Dott. Alessandro Camilli 

“Ogni riorganizzazione garantisca tutela del territorio, qualità delle cure, rappresentanza decisionale e coinvolgimento dei professionisti”. L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Terni segue con grande attenzione il dibattito relativo al futuro assetto della sanità regionale, alle prospettive organizzative della USL Umbria 2 e alle ipotesi di revisione complessiva del modello sanitario umbro. L’OMCeO di Terni, nel rispetto del proprio ruolo istituzionale e senza entrare nel confronto tra schieramenti politici, ritiene tuttavia necessario richiamare alcuni principi che devono rappresentare elementi imprescindibili di qualsiasi processo di riforma. La tutela dell’autonomia sanitaria del territorio ternano costituisce un presupposto fondamentale per garantire prossimità amministrativa, capacità programmatoria, adeguata rappresentanza decisionale e risposte coerenti ai bisogni assistenziali della popolazione dell’area sud dell’Umbria. Per questo motivo, l’Ordine ritiene indispensabile che ogni ipotesi di riorganizzazione chiarisca con precisione il destino della governance sanitaria regionale, fugando incertezze e preoccupazioni che inevitabilmente si riflettono sui cittadini, sui professionisti e sugli operatori del sistema. In tale contesto, particolare attenzione merita il dibattito relativo all’eventuale configurazione di una ASL unica regionale. Una scelta di tale portata non può essere affrontata come una mera operazione amministrativa o di razionalizzazione gestionale, poiché comporterebbe profonde conseguenze sull’equilibrio dei territori, sui processi decisionali e sulla capacità di garantire prossimità organizzativa e sanitaria. È inoltre necessario evidenziare come un modello di ASL unica possa rappresentare, in prospettiva, il preludio a una successiva evoluzione verso un’Azienda Ospedaliera unica regionale, scenario che modificherebbe radicalmente l’assetto della sanità umbra, con potenziali ricadute sulla distribuzione delle funzioni, delle competenze, delle risorse professionali e dei livelli di rappresentanza dei singoli territori. Un passaggio di questa natura richiede pertanto la massima trasparenza, un confronto pubblico approfondito e valutazioni rigorose basate su evidenze scientifiche, dati epidemiologici, indicatori di salute pubblica, flussi assistenziali e bisogni reali delle comunità locali, evitando che scelte così rilevanti vengano ricondotte esclusivamente a logiche economiche o amministrative. L’OMCeO di Terni ribadisce inoltre la necessità di garantire il mantenimento e il rafforzamento dei servizi ospedalieri e territoriali, salvaguardando i livelli assistenziali e impedendo qualsiasi ulteriore marginalizzazione dell’area sud della regione. Ogni riorganizzazione del sistema sanitario deve poter dimostrare, in modo concreto e misurabile, la propria capacità di migliorare i tempi di accesso alle cure, l’accessibilità dei servizi, l’efficienza dei percorsi assistenziali e la qualità delle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini. L’Ordine considera altresì imprescindibile il coinvolgimento diretto dei professionisti sanitari nei processi di programmazione e riforma. Medici, odontoiatri e operatori della salute rappresentano infatti una componente essenziale nella costruzione di modelli organizzativi sostenibili, efficaci e realmente aderenti alle necessità cliniche e assistenziali dei territori. L’OMCeO di Terni non entra nelle dinamiche partitiche, ma ritiene indispensabile che ogni ipotesi di riforma della sanità umbra garantisca piena tutela del territorio ternano, adeguata rappresentanza decisionale, equilibrio tra le diverse aree regionali e salvaguardia della qualità delle cure. L’Ordine auspica infine che il confronto sul futuro della sanità umbra possa svilupparsi attraverso un percorso di responsabilità istituzionale, trasparenza e ascolto, ponendo al centro non gli assetti burocratici o gli equilibri politici, ma il diritto alla salute dei cittadini e la sostenibilità del sistema sanitario pubblico regionale.



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