Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fraternità
Partiranno da 480 città di ogni parte d'Italia. Sono i giovani, studenti, bambini, insegnanti, membri di gruppi e associazioni, sindaci e presidenti di comuni, province e regioni che domenica 19 ottobre daranno vita alla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fraternità.
La pace è in pericolo, così Flavio Lotti, coordinatore della Perugia-Assisi, ha introdotto la Conferenza stampa tenutasi a Roma venerdi' 10 ottobre presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana."Noi non sappiamo più cos'è la pace. La diamo per scontata e non ci accorgiamo che la stiamo perdendo. Non sappiamo nemmeno cosa sia la guerra e siamo sempre più disposti a farla.
Il 19 ottobre la marcia è contro la Terza guerra mondiale denunciata da Papa Francesco e ignorata dalla gran parte della politica e delle istituzioni. Si denuncia il pericoloso tentativo di rilegittimare la guerra come strumento inevitabile. Molti Enti Locali e Regioni italiane hanno contribuito ad organizzare questa marcia nella convinzione che la pace, oggi più che mai, comincia nelle nostre città dove la crisi sta alimentando povertà, paure e insicurezza ha dichiarato Andrea Ferrari, Presidente del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani.
La Perugia Assisi sarà un giorno di scuola ha affermato Aluisi Tosolini, dirigente scolastico e coordinatore della Rete delle Scuole di Pace. L'avvio ad un nuovo programma di educazione alla cittadinanza democratica che, a cento anni dalla prima guerra mondiale, vuole chiudere 100 anni di guerre e inaugurare 100 anni di pace. La pace ha bisogno di una nuova cultura, a partire dalla scuola.
La marcia Perugia Assisi vuole essere il punto di partenza non di arrivo ha detto padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento di Assisi. Il 19 ottobre è la festa della pace, di ripudio della guerra e di amore per il prossimo. Sarà una marcia spinta solo dalla coscienza degli uomini di buona volontà che chiedono ai governanti, come fece lo stesso Francesco d'Assisi ai potenti di allora, di pensare al bene degli uomini e non alla guerra.

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