A tre mesi dalla prima PEC di 'Italia Nostra' al Ministero dell’Ambiente e ad altri Enti, tra cui la Regione Umbria, ora emerge il segreto di Pulcinella (Allegato doc. istituzionale a firma dott. Salvatore Cutrì): il fiume Nera è contaminato di nichel oltre soglia di legge. E anche da anni!
E chi sarà l’innominabile inquinatore?
Forse quell’AST così magnificata dall'intera classe politica e dai media asserviti, tanto l’abnorme inquinamento prodotto se lo pappano solo i lavoratori e i cittadini ternani e i narnesi?
Abbiamo scritto finora tre PEC per ottenere i dati, ma il Ministero si è dichiarato non competente, senza aggiungere altro.
Poi improvvisamente, da Perugia, è stata la Regione Umbria a scriverci.
Dalla risposta emerge un fatto gravissimo: nel punto F2, a ben 1,5 km dagli scarichi industriali Arvedi AST, il nichel biodisponibile ha superato costantemente lo Standard di Qualità Ambientale dal 2018 al 2024, risultando ancora nel 2025 esattamente pari alla soglia normativa. E’ la Regione stessa a rivelarlo. Dopo tre PEC, s’intende. Una situazione, dunque, conosciuta da anni dalla Regione, Direzione Sanitaria, e da ARPA, eppure mai rappresentata alla comunità locale, che continua a utilizzare il Nera per la pesca e per le derivazioni a fini irrigui. Ma il problema non riguarda soltanto il nichel. I dati ufficiali ottenuti da 'Italia Nostra' lo scorso anno, attraverso passate richieste di accesso atti ad ARPA, dati già trasmessi alla stampa locale e nazionale, documentano che dagli scarichi Arvedi AST ‘scivolano’ numerosi metalli – arsenico, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo, zinco – con flussi di massa che, per diverse sostanze, raggiungono l’ordine delle tonnellate annue. Questi dati sono stati scientemente occultati per anni dalle Istituzioni che ne avevano possesso, pur dinanzi ai connessi rischi per la salute pubblica e per l’ambiente. Dunque la siderurgia riversa da anni inaccettabili quantità di metalli nel principale fiume della Conca Ternana, per di più nel contesto del SIN Terni-Papigno, senza che venga fornita alla popolazione un’informazione chiara sui possibili effetti per il pescato, il biota e gli usi irrigui. Surreale il richiamo della Regione alla “progressiva capacità di diluizione” degli inquinanti procedendo verso valle. I metalli generalmente non evaporano e non scompaiono per effetto della diluizione: occorre sapere dove siano finiti, negli anni, i contaminanti del fiume, quanta parte possa essersi depositata nei sedimenti o trasferita al biota, alla fauna ittica e, attraverso eventuali derivazioni irrigue, ai terreni e alle colture. La stessa Regione dichiara inoltre che le indagini sulle matrici animali e vegetali sono già concluse. 'Italia Nostra', con una quarta PEC, ha già chiesto non solo che i risultati vengano resi pubblici, ma che siano comunicati anche i dati ufficiali delle analisi delle acque del fiume nel citato punto F2. Ciò che non appare più accettabile è che, a fronte di una pressione industriale documentata per anni, per di più nel contesto di un Sito di Interesse Nazionale, la tutela pubblica venga rinviata a nuovi studi e a infiniti approfondimenti, mentre la “diluizione” nella matrice acqua è utilizzata come elemento rassicurante senza alcuna base scientifica chiara e senza aver chiarito quale destino abbiano avuto le tonnellate di contaminanti immesse nel fiume. Non è nemmeno chiaro quali Enti fossero a conoscenza della questione, oltre alla Regione Umbria e ad ARPA. E’ però evidente che i ternani abbiano consumato per anni pesce di fiume al nichel (e al resto della tavola periodica). E poi hanno usato quell’acqua per scopi agricoli e altro, con potenziali ricadute sulla catena alimentare. Ci accingiamo pertanto a interessare l’Autorità Giudiziaria per quanto accaduto. Per l’ennesima volta, a dire il vero. Resta imperdonabile che, dopo anni di superamenti e dopo tonnellate e tonnellate di metalli riversate nel fiume, dalle pletoriche Istituzioni nazionali, regionali, locali, non uno abbia comunicato alcunché, né abbia richiesto o adottato misure cautelative di alcun tipo. Come se a Terni abitasse nessuno.

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