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mercoledì 14 febbraio 2018

La festa del patrono della città di Terni, San Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro di questa città, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore, del matrimonio, della famiglia, ma anche di testimone fino al martirio della coerenza alla fede, della libertà religiosa, del dialogo interreligioso, della cura e preoccupazione per la città. 

“La memoria del nostro Patrono richiama la sua vita, gli aspetti dei suoi insegnamenti, che sono oggi ancora attuali – ha detto il vescovo –  le ragioni dell'identità di questa città, che si onora di vedere richiamato da secoli, il suo nome accanto a quello del suo Patrono: San Valentino di Terni.
Siamo nel guado- ha detto il vescovo- della quarta rivoluzione industriale, che speriamo, presto, possa coinvolgere anche la nostra città. Le elezioni politiche imminenti, stanno per aprirci a scenari inediti e imprevedibili.
Nella nostra città, in particolare, da un po’ di anni a questa parte, si attraversa una delle stagioni più delicate e incerte: a livello economico si notano divari notevoli tra gruppi di cittadini abbienti e sacche di povertà intollerabili. Notevole preoccupazione suscita l’affievolimento dei valori morali e civili e la disinvoltura o peggio il poco rispetto da parte di gruppi di cittadini verso le Istituzioni.
La grave situazione economica del Comune, le ricorrenti proposte sulla collocazione geografica della città, la persistente e preoccupante disoccupazione giovanile con la conseguente emorragia di giovani, che annualmente emigrano all’estero, le varie forme di povertà strisciante che perdurano nonostante dichiarazioni ottimistiche di ripresa economica nazionale ed europea: sono elementi e tasselli di un quadro che richiede riflessione intelligente e partecipazione civile e pacata da parte dei singoli cittadini e di tutte le forze politiche, culturali, associative, sociali e imprenditoriali.

Nel riferimento specifico alla attualità della nostra città, secondo il vescovo occorre avviare un personale e comune esame di coscienza, sincero, leale e costruttivo per risalire alle cause dell’attuale situazione. Il mondo politico, partitico, sociale, imprenditoriale, sindacale, culturale, associativo, ecclesiastico: tutti siamo chiamati in causa, tutti abbiamo il dovere, ciascuno per la sua parte, per individuare le ragioni che hanno portato la nostra città alla corrente situazione di “dissesto” e collaborare per riportarla in sicurezza e alla dignità, che le spetta. Vanno ricercate nelle pieghe delle dinamiche democratiche della città almeno degli ultimi 30 anni, oltre al tanto bene compiuto, quali sono state le scelte azzardate o sbagliate, le manie di grandezza, le accondiscendenze populistiche, i silenzi interessati, le astensioni comode, le deleghe deresponsabilizzanti, le asserzioni qualunquistiche, le decisioni rischiose, le proteste di facciata, i benefici di parte, il rimpallo delle responsabilità, le promesse irrealizzate, ecc.
La crisi economica mondiale, che ha attanagliato l’Italia e la nostra città dal 2008, non è sufficiente a spiegare la situazione attuale. Occorre andare in profondità e discernere la problematica con lucidità e lealtà, senza accontentarsi di individuare facili “capri espiatori”.

Valentino è stato pastore secondo il cuore e l’esempio di Gesù: pastore buono e bello, che si è collocato a seconda della necessità, avanti, in mezzo e dietro al gregge, suo popolo. Avanti per indicare e segnare decisamente la strada; in mezzo per formare e convincere con argomenti e discorsi persuasivi; dietro per raccogliere con amore chi faticava a seguire la carovana.
Per restare fedele al suo popolo, servirlo e proteggerlo ha più volte patito umiliazioni e persecuzioni e alla fine ha subito il martirio: la morte con le verghe e con la decapitazione.

Coloro che si propongono o vengono proposti a svolgere funzioni di governo a livello nazionale o locale devono guardarsi dalla tentazione dell’ambizione, sempre latente, o dalla prospettiva di ricavarne benefici personali o di parte per lasciarsi muovere dallo spirito di servizio e dal bene di tutto il popolo, quale stile, motivazione e obiettivo dell’agire.
Quanti sono disposti a sacrificare la vita per amore della città?

Il Vescovo esprime l’auspicio-augurio affinché quelli che verranno, non siano giorni di imbarbarimento civile e politico. La forza della persuasione non sia affidata al vociare scomposto e soverchiante, o peggio all’insulto, ma all’argomentare ragionevole e convincente, alla proposta realistica e costruttiva in vista del bene comune, secondo le fondamentali regole della democrazia. "Penso che in questa circostanza ci sia bisogno di un sussulto di orgoglio e di amore per la città e i cittadini. Solo la leale partecipazione e forte collaborazione democratica di tutte le componenti civili potrà risolvere i problemi presenti e ridare speranza e a questa nostra città".

Parafrasando il profeta Isaia (62, 1), e mutuando l’operato di san Valentino, il vescovo sente di poter pubblicamente affermare, mi auguro anche a nome di tutti:
“Per amore del mio popolo non tacerò
Per amore di questa città (Terni) non mi darò pace,
finché non sia stabilita la giustizia… civile, religiosa e sociale,
e la pace e il benessere non raggiungano tutti i suoi figli”.

Gesù, che dona la sua vita per tutti noi in questa Eucarestia, voglia esaudire i nostri desideri per intercessione di san Valentino.



Dopo aver ripreso le parole rasserenanti di Mons. Piemontese durante il Pontificale dell'11 febbraio e in attesa di conoscere le decisioni del Primo cittadino, domani nel consiglio comunale convocato per le 15.30, sulle pieghe delle dinamiche democratiche della città degli ultimi 30 anni vorrei fare un distinguo in quanto la storia di Terni forse la conosciamo meglio dell'alto prelato.

La crisi che ha attanagliato la nostra economia dal 2008 giustamente non è sufficiente a spiegare la derelitta situazione della nostra città, ma nessuno certamente cerca "capri espiatori" ma responsabili governativi si. 


Evitiamo qualsiasi strumentalizzazione, come già è avvenuto nei giorni scorsi, le mie vogliono essere solamente semplici precisazioni senza entrare nel merito; l'era di Mons. Paglia ormai è un lontano ricordo e confronti del genere sarebbero solamente utopistici.

Il compito di infondere serenità può partire proprio dalla Chiesa ma la linea che porta all'ingerenza è sottilissima. Non cadiamo sulle classiche "bucce di banana".

La capacità comunicativa non è il forte di Mons. Piemontese, che dal suo arrivo a Terni è stato al centro di polemiche per scelte improvvide e personali, dallo spostamento dell'urna fino al pensionamento di parroci e senza un consenso popolare.

Lo moralità e la saggezza sono doti che questa società ricerca, dovrebbe avere e credo che sensibilizzare una collettività e gli amministratori nel suo profondo interiore è un'opera di grande carità.

Le ultime news che giungono dagli ambienti del Pd e da quanto è emerso nel corso dell'ultima riunione della maggioranza, indicano ridotte al lumicino le probabilità che il sindaco ritiri le dimissioni.
Il preannunciato rimpasto di Giunta è una boutade di cattivo gusto e fantasiosa.

Assenza di condizioni e mancanza di disponibilità di Di Girolamo, ormai stanco di passare come il martire su una poltrona che scotta da troppo tempo e soprattutto il capofila di un sistema ormai logoro, rassegnato e superato. 

Intere generazioni pagheranno un dissesto disonerevole sia dal punto di vista storico e culturale ma soprattutto economico.

La martoriata Terni figlia dell'Umbria perugino centrica "cornuta e mazziata", nel prossimo futuro avrà poco da sorridere, se non avere fede nelle parole di Mons. Piemontese che ripeto non conosce appieno la nostre tristi vicende politiche e sociali degli ultimi quindici anni, trent'anni fa Terni era un gioiellino e un'isola felice sotto tutti i punti di vista.

Le possibili date che si rincorrono per le elezioni amministrative sono tutte papabili ma certamente l'unico augurio che possiamo farci è che chiunque prenda in mano la situazione non faccia peggio della precedente. Improbabile e forse improponibile ma con i tempi stretti sarà difficile programmare e investire risorse a breve per il futuro, certamente i tutor ministeriali non tarderanno ad arrivare per controllare minuziosamente ogni manovra sbagliata. E per fortuna.
Appuntamento a domani.





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