di Andrea Liberati -Italia Nostra 'Terni'
Chiude la teleconduzione ENEL di Galleto?
Dopo aver fatto imbottire di miliardi i concessionari idroelettrici, lasciando pressoché nulla alla comunità locale, i politici locali, assopiti per anni e decenni, improvvisamente si attivano per una questione che si potrebbe chiudere molto velocemente, se solo si volesse, anziché trascinarla sine limite.
Intanto l’anomalia non è che ENEL trasferisca altrove la teleconduzione, ma che, da decenni, il monitoraggio del rischio idraulico del bacino idroelettrico sia largamente rimesso ai privati, cioè ai concessionari di turno! La proposta di 'Italia Nostra' è diversa. Per mitigare il rischio idraulico e prepararsi al meglio per l'imminente gestione pubblica del bacino, la Regione Umbria può e deve esercitare subito quegli stessi poteri -da decenni delegati di fatto a terzi. A pretenderlo sono l’interesse pubblico e la stessa missione istituzionale di Protezione Civile: non serve certo attendere il 2029, anno di scadenza delle concessioni idroelettriche ENEL, per implementare un'ulteriore rete pubblica di monitoraggio su fiumi, dighe e altre opere del bacino idroelettrico. Rete di controllo che, con idrometri e altri sensori, in parte già esiste (insufficiente per ponti-canale e gallerie), attiva presso il centro regionale di Foligno. Manca tuttavia gran parte dell’esercizio centrali: dunque la Regione sia lungimirante, indica un concorso ad hoc e assuma subito queste preziose risorse. Tale settore è peraltro carente di personale. Dopodiché il problema prioritario della concessione idroelettrica ENEL non è ovviamente questo. Il problema è che, mentre lorsignori politici e sindacati ieri si stracciavano le vesti per la teleconduzione scippata, ENEL mulinava come al solito le acque dei nostri fiumi, guadagnando i consueti € 4-500.000. Al giorno. I vari concessionari, in 25 anni di privatizzazione di Marmore-Galleto, hanno portato via oltre € 3 miliardi. Di tanta ricchezza, da noi è rimasto meno dello 0,5%, una magra paghetta, per di più erogata soltanto dal 2017! E nemmeno un kWh di energia gratis per Terni, grazie a tali predoni e ai loro tanti amici in politica. Su questo -il vero scippo sistematico ultradecennale, pure con la Cascata troppo spesso chiusa- sindacati, politica e zerbini vari delle multinazionali, non dicono nulla da anni. se non flatus vocis. È ovvio che poi costoro vengano maltrattati dai concessionari, abituati da sempre a fare quel che vuole. Non contenta di tanta subordinazione e mancanza di coraggio, la politica -Regione e Comune- non riesce nemmeno a sanzionare il concessionario per il dissesto idrogeologico di Piediluco, causato dalla quotidiana, rapida, insostenibile variazione idrometrica. Non è bastata neanche la sentenza della Corte d’Appello di Perugia 871/2023, secondo la quale i lavori comunali di consolidamento spondale a Piediluco rappresentano solo il 10% della responsabilità complessiva del dissesto in loco. Dissesto che è dunque ampiamente in capo ai concessionari idroelettrici.
Pertanto:
a) sullo scippo miliardario di questi 25 anni, non una vera battaglia contro i concessionari;
b) sui danni a Piediluco, non una sola parola, né un atto amministrativo o giudiziario contro i concessionari.
La politica che si batte il petto per la teleconduzione scippata ricorda la parabola del dito e della luna. Perché i concessionari si sono già portati via da decenni l'intero forziere, cioè le centrali e le loro incredibili rendite parassitarie. Nel silenzio complice degli eletti.
E, quindi, ENEL se la ride ancora, continuando riccamente a turbinare, turbinare, turbinare.

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