Italia Nostra -occupandosi del c.d. grande idroelettrico da oltre 10 anni- valuta molto attentamente le varie dichiarazioni rilasciate in questi giorni sul tema. Interessante l'intervento odierno sulla stampa locale da parte dell’assessore comunale di Terni, Sergio Cardinali. E' bene tuttavia approfondire alcune riflessioni del rappresentante ufficiale dell'esecutivo municipale. Non si può infatti tecnicamente sostenere, come fa Cardinali, che, per l’eventuale acquisto di quote di partecipazione dell'idroelettrico (da parte del Comune di Terni) occorra attendere la scadenza della concessione pubblica, frasi riportate più volte nei virgolettati pubblicati dalla stampa. Sarebbe infatti troppo tardi ed è piuttosto vero il contrario: meno di cinque anni alla scadenza della concessione sono nulla. E la programmazione andava già fatta da tempo da parte della classe dirigente pubblica regionale e locale, senza attendere le sirene di ARVEDI, ENEL, etc.. Certe decisioni andavano infatti già prese anni fa dalla pletora di presidenti di Regione, sindaci, assessori, consiglieri (la legge nazionale è del 2019), mettendo subito le mani avanti in difesa dell'interesse pubblico, senza che arrivasse la multinazionale di turno a rivendicare velleitariamente il nulla. Costoro hanno viceversa l'occasione di partecipare al bando per il 30% privato dell'asset, come prevede obbligatoriamente la normativa; né alcuna azienda può ricevere dal pubblico iter privilegiati sull'energia, perché finora mai ammessi in sede europea. L'interesse pubblico non è tuttavia ancora compromesso e la traiettoria per riprenderci l'idroelettrico si può ancora correggere. Il Comune di Terni, se davvero volesse concretamente partecipare a questa cruciale sfida gestionale e ideale, dovrebbe fare solo una cosa: avviare subito uno spin off della partecipata ASM Terni oppure varare una società di scopo ex novo, magari con altri Comuni interessati. Inoltre dovrebbe rappresentare la propria proposta di co-gestione pubblica alla Regione Umbria che, per legge, governerà direttamente l’asset e, soprattutto, ha potere regolatorio sui bandi -che redigerà la nuova giunta, quale che sia. Altre Regioni si stanno già muovendo, salvaguardando i supremi interessi dei territori che amministrano, senza perdere tempo e senza lasciare concessioni scadute in perenne prorogatio, come invece qui accade per la Edison di Pentima e per ACEA a Narni. Visti gli interessi miliardari in gioco, Italia Nostra locale, regionale e nazionale monitorerà con estrema cura questa situazioni e non esiterà a segnalare alle Autorità qualsiasi condotta anomala, a qualunque livello. D'altra parte, per la politica è l'ultima chiamata: siamo dinanzi a un'irripetibile occasione per l’affrancamento socio-finanziario delle comunità ternane e umbre
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